Un giorno da incubo

Roma

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C’è un lungo corteo di persone che parte da Piazza della Repubblica. C’è un gruppo con magliette arancioni con la scritta INDIGNATI, ci sono i No Tav, c’è anche chi sventola bandiere a favore dell’acqua pubblica. Cammino fino alla testa del corteo e incontro famiglie che spingono bambini su passeggini, chi passeggia con un cane al guinzaglio, musicisti di strada che danzano e suonano percussioni. Spuntano cartelli di carta scritti col pennarello rosso o nero per reclamare diritti ormai persi. C’è una parte dell’Italia che incontri tutti i giorni per la strada.

Poi c’è un centinaio di persone con i caschi, con maschere antigas, vestiti di nero, bomber e felpe con il cappuccio tirato su. Si nascondo dietro uno striscione con la scritta: Non chiediamo il futuro. Ci prendiamo il presente. Guardo intorno senza vedere neanche l’ombra delle forze dell’ordine. Le strade sono deserte, tranne via Cavour che il corteo ha iniziato a riempire. Un elicottero della Polizia controlla dall’alto. Dopo la fermata metro Cavour gli incappucciati fanno la prima mossa: bastoni e pali contro il supermercato Elite.  Distruggono coperti da uomini pronti a schermarli, un vero e proprio servizio d’ordine che va contro chiunque abbia una videocamera o una macchina fotografica.

Pochi metri più avanti prende fuoco una Mercedes grigia. Un ufficio postale è preso a bastonate e a uova marce, lo stesso trattamento spetta alla filiale della banca Carim. Gli incappucciati passano, il resto del corteo aspetta dietro.

Via dei Fori Imperiali. Gli altri manifestanti iniziano a gridare e a lanciare oggetti contro il gruppo degli incappucciati, i black bloc. In molti iniziano a capire che piega stia prendendo il corteo. Ancora nessuna notizia delle forze dell’ordine. Semplicemente non ci sono. L’elicottero continua a sorvolare sulla manifestazione. Avanza il corteo e supera il Colosseo, stiamo su via Labicana. I violenti vengono isolati dal corteo, gli altri manifestanti lasciano qualche metro fra loro e i black bloc, un centinaio di persone.

Sede della ManPower distrutta.

Scomposte, disordinate, senza coordinazione, iniziano le cariche della Polizia.

Non voglio credere nella cospirazione, nell’infiltrato che accende la miccia e scappa. Quello che ho visto è stata la totale e completa assenza di una pianificazione da parte della Questura. Le forze dell’ordine corrono e sparano lacrimogeni alla cieca. I manifestanti si disperdono. Una parte del corteo pacifico arriva a San Giovanni, un’altra parte è bloccata a via Merulana. Corro a Piazza San Giovanni.

Ormai tutto e fuori controllo. La parte violenta dei manifestanti attacca le forze dell’ordine con lacrimogeni, bombe carta, fumogeni. Ogni tanto una camionetta della Polizia prova a disperderli. Sotto le scale della basilica sono centinaia i ragazzi che aspettano seduti. Partono gli idranti.

Nervosismo, alcuni poliziotti e carabinieri in tenuta antisommossa, dopo ore di guerriglia, incapaci a gestire la tensione, scaricano la rabbia sui manifestanti a volto scoperto, pacifici, su studenti arrivati in piazza prima degli scontri e stretti da una parte dalla polizia e dall’altra dai black bloc.

Alla cieca iniziano a prendersela anche con giornalisti, fotografi e videomaker che stanno seguendo gli scontri.

In tarda serata la situazione si normalizza. In piazza San Giovanni e nelle zone limitrofe restano i danni pronti ad essere contati.

La cronaca di un disastro da giorni annunciato.

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