Riconvertire
Il 19 aprile alle otto di mattina un gruppo di persone consegna volantini sotto la grande insegna dellʼospedale. Lʼinizio della manifestazione è previsto dopo tre ore. Hanno t-shirt e palloncini di colore arancione. Sulle magliette la scritta: “Bracciano NO alla chiusura dellʼospedale”. Lʼospedale di Bracciano è uno dei nosocomi che, stando al nuovo piano di organzizzazione della sanità del Lazio firmato dal governatore Polverini, dovrà chiudere il Pronto Soccorso e iniziare una fase di riconversione. Sempre secondo il governatore lʼospedale verrà dotato di un punto di primo soccorso e di un moderno trasporto con elicottero per i casi più gravi. Il giorno dopo questa mobilitazione il Tar dovrà dare una risposta al ricorso presentato dal comune.
La situazione del paese alla porte di Roma è solo una delle tante in Italia. Sono circa trecento gli ospedali in attesa di riconversione. I piccoli ospedali non riescono a garantire una assistenza adeguata al cittadino, è più facile chiuderli, trasformandoli in altro, che renderli efficienti. Questa corsa alla riconversione nasce dal piano sanitario 2011-2013 preparato dal ministro della Salute Ferruccio Fazio e ormai quasi pronto per entrare in vigore. Secondo lui: «Il mondo sta cambiando e per rispondere in modo migliore alle attese dei cittadini non servono più grandi ospedali e non servono ospedali vicini alla propria abitazione». Nel suo progetto la riconversione dei piccoli nosocomi in strutture pronte per lʼassistenza sul territorio. E poi ambulatori aperti 24 ore gestiti da medici di famiglia per trattare i casi meno gravi. Questa è la teoria fatta e studiata sulla carta, prendendo in considerazione sempre e solo le condizioni migliori.
La pratica sembra essere diversa. LʼOspedale Padre Pio è il punto di riferimento anche per molti dei paesi vicini: Anguillara Sabazia, Manziana, Oriolo e Cerveteri, in totale sette comuni che dʼestate aumentano la loro popolazione grazie ai centinaia di turisti. Centri diventati nel corso degli anni sempre più popolosi a causa di quel meccanisimo di allargamento della periferia romana iniziato una ventina di anni fa. Il sito internet istituzionale dellʼAsl Roma F sottolinea il suo bacino dʼutenza: Un mare, due laghi, oltre trecentomila cittadini.
Franco ha deciso di venire ad abitare a Bracciano subito dopo il pensionamento. Mi fa notare che con la possibile chiusura del Padre Pio i Pronto Soccorso più vicini distano dai trenta ai cinquanta chilomentri, sono lʼopedale di Civitavecchia e il San Filippo di Roma. A Franco faccio notare che per i casi più gravi sarà messo a disposizione un moderno elisoccorso. Sorride: «sì, ma solo di giorno, perchè lʼelicottero ad oggi non ha avuto il permesso per decollare la notte. Se mi sento male a mezzanotte che faccio? E poi se lʼelicottero si rompe?».
Jacques, vicepresidente della Consulta Migranti, è fortemente convinto della pericolosità di questa decisone e delle possibili conseguenze, per questo ha deciso di scendere in piazza oggi: «se qui non possono aiutarti devi andare a Roma. Più di trenta chilometri fatti su queste strade molto trafficate possono essere di vitale importanza». Mi indica uno striscione attaccato di fronte lʼingresso dellʼospedale: San Paolo Km 50. San Filippo Km 35. Camera mortuaria 200 metri. «Un mese fa sono venuti ad attacarlo dei ragazzi, macabro ma spiega bene la situazione».
Il corteo si muove. Un centinaio di persone procede la marcia verso il municipio accompagnati dal ritmo dei tamburi suonati da un gruppo di percussionisti africani amici di Jacques. A guidare il gruppo dei manifestanti è Don Giuseppe, parroco di Bracciano, in mano una statuetta del Santo che dà nome allʼospedale. Alle sue spalle avanzano sotto i gonfaloni comunali le forze politiche dei paesi interessati. Di fianco al sindaco di Bracciano Giuliano Sala, legato alla Polverini dagli stessi colori di partito, trovo il Consigliere PD della Provincia di Roma, Emiliano Minnucci. Accordo bipartisan. Nessuna bandiera di parte e nessuno slogan di partito.
Cresce il serpentone di persone. Lungo il percorso cʼè chi scende da casa in tuta e chi abbassa le saracinesce del negozio, chi fa suonare un fischietto e chi si aggiunge al corteo spingendo un passeggino. Cʼè anche chi ti regala una spilletta con un fiocco arancione simbolo della protesta. Eʼ una manifestazione popolare, orizzontale, riguarda tutti. Anche i ragazzi delle scuole medie che, fra cori e risate, si uniscono ai manifestanti insieme ai loro colleghi del liceo. In piazza IV novembre, di fronte al municipio di Bracciano, i manifestanti danno vita ad una assemblea cittadina. Finisce così questa mobilitazione civile per la salute. Termina con due lettere lette dai ragazzi del liceo indirizzate al presidente della Repubblica e ai giudici del Tar.
La buona notizia arriva: il giorno dopo il Tar boccia la riconversione voluta dalla Polverini del Padre Pio di Bracciano e chiede chiarimenti: «sussistono incongruenze sulle distanze dei nosocomi di riferimento rispetto a quelle rilevate dallʼAmministrazione». Inoltre lʼelisoccorso «non è abilitato al volo notturno». La Regione Lazio dovrà modificare il piano di riconversione e dare spiegazioni.
Per i residenti è una battaglia vinta. Per le altre realtà italiane nelle medesime condizioni un segnale di cambiamento.
Articolo pubblicato su FotoUp a Giugno 2011
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This entry was posted on martedì, giugno 7th, 2011 at 07:05
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